Baciati dal sole: come proteggersi dai raggi UV

Baciati dal sole: come proteggersi dai raggi UV

Se quando vi parlano di “protezione solare” le uniche immagini che vi vengono in mente sono spiagge assolate, sabbia e BBQ in spiaggia, senza minimamente collegare questo prodotto alla quotidiana routine di cura della pelle (inverno incluso), be’…dovete decisamente continuare a leggere questo post fino alla fine ^^

Il sole è fantastico. Penso che possiamo più o meno trovarci tutti d’accordo con questa affermazione. Amo la sensazione del suo calore sulla pelle, soprattutto in Primavera, quando la temperatura non è ancora bollente e il tempo è ideale per romantiche passeggiate al parco sottobraccio al mio Gab.

Ma il sole porta purtroppo con sé anche un aspetto decisamente meno piacevole e più pericoloso, collegato all’emissione di raggi UV (ultravioletti); questi sono responsabili della creazione di radicali liberi, molecole instabili che sono in grado di disgregare il collagene presente nella nostra pelle. Col passare del tempo, l’esposizione agli UV e i radicali liberi portano inevitabilmente ad un prematuro invecchiamento.

Ci sono due tipi di raggi ultravioletti in grado di penetrare lo strato di ozono che protegge il nostro pianeta e di atterrare quindi indisturbati sulla pelle: si tratta di raggi UVA e UVB. I raggi UVA arrivano fin negli strati più profondi della pelle e sono i maggiori responsabili dell’invecchiamento; i raggi UVB hanno un potere di penetrazione più ridotto e sono quindi solitamente associati con l’abbronzatura e, se non controllati, con le ustioni da raggi solari.

L’aggiunta di protezione solare nella nostra cura quotidiana della pelle, in combinazione con un’esposizione intelligente e controllata al sole, aiuta la pelle a difendersi da entrambe le tipologie di raggi UV, i quali, sebbene per diversi motivi, sono pericolosi allo stesso modo, essendo direttamente collegati all’insorgenza di tumori alla pelle e ad altri danni di lungo termine per la salute. E sì, se ve lo state chiedendo: la protezione va utilizzata anche in pieno inverno, quando fuori fa freddo, piove e sembra che il sole sia migrato altrove; i raggi UV infatti riescono a superare anche le coltri di nubi più dense, riuscendo a raggiungere la nostra pelle in un battito di ciglia.

Ingredienti principali delle creme solari

Ci sono due famiglie principali di ingredienti attivi utilizzati nelle creme solari: quella degli ingredienti fisici e quella degli ingredienti chimici. A discapito del loro nome, entrambe le tipologie hanno derivazione “chimica”; ciò che cambia, nella sostanza, è la loro composizione e il modo in cui interagiscono con i raggi UV.

Avvertenza: come già sottolineato in altri post, ciò che vi apprestate a leggere è il frutto di personali studi e ricerche. Non sono un medico dermatologo, né un chimico; ciò che sto per esporre potrebbe di conseguenza non essere preciso o accurato al 100%. In caso di dubbi, domande e problematiche di varia natura, magari collegate ad allergie conclamate (e non) a certi composti chimici, vi consiglio caldamente di farvi una bella chiacchierata con il vostro dermatologo di fiducia, che ha studiato per anni per formare il suo sapere: tanto studio, fatica ed una laurea fanno sempre la differenza!

In ogni caso, se volete comunque almeno farvi un’idea generica in materia, partite con me in questo viaggio tra le meraviglie delle protezioni solari, cominciando con…

Ingredienti chimici

Gli ingredienti chimici sono anche noti come “organici”. So che l’associazione degli aggettivi “chimico” ed “organico” stride all’orecchio dei non addetti ai lavori (me compresa, quindi), ma tutto acquista immediatamente senso se consideriamo che in chimica il termine “organico” sta semplicemente ad indicare “composto chimico associato con le specie viventi” –nello specifico, un atomo di carbonio. “Organico” quindi significa “contenente carbonio”, senza nessuna correlazione con l’accezione di “biologico”, “senza OGM”, “da coltivazione biologica” o “senza pesticidi” che vanno tanto di moda di questi tempi.

Quando i raggi UV entrano in contatto con degli ingredienti organici, la reazione che ne scaturisce è la combinazione tra i due elementi. In sostanza, la protezione solare di tipo chimico funziona assorbendo i raggi solari, creando una reazione chimica che trasforma i raggi UV in calore, che viene poi disperso attraverso la pelle.

Potete trovare i filtri chimici più utilizzati nelle protezioni solari, oltre ai pro ed ai contro del loro utilizzo, nella tabella qui sotto che ho preparato per voi:

Ingredienti fisici

I principali ingredienti fisici –l’Ossido di Zinco (ZnO) e il Diossido di Titanio (TiO2)- sono anch’essi ingredienti “chimici”, ma di natura diversa da quelli precedentemente analizzati: si tratta infatti di molecole inorganiche (nel senso che non contengono carbonio). Molto spesso ci si riferisce a questi ingredienti chiamandoli anche “minerali”: nonostante il nome, non sono presenti in natura, ma sintetizzati in laboratorio ossidando zinco e titanio.

Il motivo per cui sono chiamati “fisici” deriva dalla modalità con la quale proteggono la pelle dai raggi UV: diversamente dagli ingredienti chimici che li assorbono, questi filtri inorganici bloccano fisicamente gli UV, deflettendoli.

E’ importante tenere a mente che la maggior parte degli schermi solari ottenuti da questi ingredienti sono liposolubili (si dissolvono nell’olio, non nell’acqua), condizione che li rende resistenti all’acqua e al sudore. Proprio per questo motivo, però, è necessario utilizzare un prodotto struccante a base di olio per rimuoverli correttamente. Tenetelo a mente!

Come scegliere la protezione solare più adatta alle propria pelle?

La considerazione più importante da fare, sempre, è che la scelta è personale e soggettiva. Non c’è un solo ingrediente –o una combinazione di ingredienti- migliore e che funzioni per tutti alla stessa maniera. E’ quindi consigliato fare delle prove su piccole porzioni di pelle (il cosiddetto “patch test”) e trovare ciò che funziona meglio per noi.

Ci sono comunque alcuni accorgimenti abbastanza generali che si possono tenere in considerazione.

Come già detto, ma è comunque bene ribadirlo, sia i raggi UVA che quelli UVB sono dannosi per la salute umana ed è quindi fondamentale utilizzare una crema che protegga da entrambe le tipologie. A questo scopo, molte aziende producono dei filtri che contengono sia ingredienti fisici che chimici, per assicurare una protezione “ad ampio spettro” (è questa la definizione tecnica che troverete spesso in etichetta).

Ci sono due indicatori precisi che vogliamo considerare: SPF e PA (anche detto PPD).

SPF e PPD/PA

Volendo cominciare da una definizione molto generica dei due termini, possiamo dire che l’SPF indica il livello di protezione dai raggi UVB, mentre il PPD/PA indica il livello di protezione dai raggi UVA.

SPF è un acronimo che sta per Sun Protection Factor, ossia fattore di protezione solare: uno standard internazionale che determina il tempo di protezione dai raggi UVB. L’SPF è seguito da delle cifre che per molto tempo sono stati un vero mistero per me. Ricordo ancora le mie giornate estive da ragazzina su una spiaggia del Mediterraneo, quando ero alla ricerca dell’abbronzatura perfetta e l’utilizzo della crema solare mi sembrava un vero spreco di sole; per questo motivo, ero spinta a credere che un numero più basso di protezione significasse maggiore probabilità di diventare scura a fine giornata.

Diventata più grande e sempre meno interessata alla tintarella, mi sono finalmente presa la briga di scoprire cosa davvero significassero quei numeri –e un po’ mi è venuto da ridere, pensando ai miei ricordi di gioventù. L’SPF in realtà è un semplice moltiplicatore di quanto la protezione solare estende il nostro tempo di resistenza alle ustioni. Per dirla con parole più semplici: se la mia pelle impiega mediamente 5 minuti ad avvertire i primi segni di arrossamento quando esposta al sole (è ovvio che questo dato è assolutamente soggettivo) e vado ad applicare una protezione con fattore SPF 30, vuol dire che aumento di 30 volte quel tempo, ossia 5 x 30 = 150 minuti senza bruciature assicurati.

Ovviamente, il tempo varia in base al tipo di pelle, al clima al quale siamo esposti e altre centinaia di diversi fattori che possono rendere il calcolo alquanto complesso. Per andare sul sicuro, possiamo calcolare 2 ore come tempo medio di copertura; ovviamente, se sudiamo o nuotiamo è consigliato riapplicare più spesso la crema solare.

Quando si parla di raggi UVA la questione diventa un po’ più complessa, poiché non esiste ad oggi uno standard internazionale per la misurazione dei filtri che proteggono da questi raggi. Uno degli standard più utilizzati è il PA (Protection Grade of UVA, grado di protezione dagli UVA), un sistema di misura (inventato in Giappone ed utilizzato un po’ in tutta l’Asia) che si basa sul PPD (Persistent Pigment Darkening), ossia la misurazione della reazione della melanina dopo 2-4 ore di esposizione al sole.

Il PPD è contraddistinto da un valore numerico, all’aumentare del quale aumenta l’efficacia della protezione dagli UVA. Il PA invece si esprime con il segno +: PA+, PA++, PA+++; maggiori sono i +, maggiore è la protezione dagli UVA.

I valori di PPD e PA, mancando uno standard internazionale riconosciuto, possono variare da azienda ad azienda e spesso anche da nazione a nazione, quindi è veramente difficile fare confronti da prodotti diversi considerando solamente questo dato.

Volendo rimanere molto sul generico, si può dire che una protezione ottimale ha un valore di SPF compreso tra 30 e 50; quanto al PA, meglio il +++ (corrispondente ad un PPD >8) per assicurare una copertura ottimale dagli UVA (anche se ultimamente alcune aziende hanno lanciato dei nuovi prodotti che arrivano fino al ++++).

Che quantità di prodotto è bene utilizzare?

La Dott.ssa Elizabeth K. Hale, professore associato di dermatologia alla New York University School of Medicine, fornisce alcuni consigli importanti sul sito della fondazione americana dei tumori alla pelle : “Per ottenere il fattore di protezione solare (SPF) indicato sulla confezione di una crema, bisognerebbe utilizzare circa 2 mg di protezione per centimetro quadrato di pelle. In pratica, ciò significa applicare l’equivalente di un bicchiere da cicchetto (2 cucchiai da tavola) sulle parti esposte del nostro corpo –e di questo un quantitativo pari ad una moneta da 50 centesimi solo per il viso. Se si utilizza una crema spray, applicare fino a quando non è visibile uno strato sottile sulla pelle”.

Le mie creme solari preferite

Vi presento adesso una personalissima selezione delle creme solari che preferisco. Di queste, ben 3 utilizzano difese fisiche al 100% (dette 무기자차 –mugijacha in coreano), con Ossido di Zinco e Diossido di Titanio tra i maggiori ingredienti:

  1. Missha | All Around Safe Block Sebum Zero SUN | SPF 50+ PA+++

Probabilmente la mia protezione solare favorita! Non solo si assorbe perfettamente senza lasciare nessun residuo biancastro sulla pelle, ma mantiene davvero la promessa “Sebum Zero” del suo nome, riuscendo a bilanciare la produzione di sebo per tutta la giornata. Prodotto eccellente, con un peculiare, anche se davvero leggerissimo, aroma di fiori. Ed in più veramente economico! Costa appena 9.800 Won in Corea, equivalenti a circa EUR 8,00.

MISSHA | all around Safe Block Sebum Zero SUN
  1. Skinfood | Aloe Watery Sun No Sebum | SPF 50+ PA+++

Grazie ad una lista di ingredienti veramente essenziale (il primo citato è l’estratto di foglie di Aloe Vera, combinato con Ossido di Zinco e Diossido di Titanio), assicura una consistenza fresca e calmante, oltre ad assicurare una protezione eccellente dai raggi UVA e UVB. Il profumo è quello tipico delle creme solari, ma si assorbe velocemente e consente di applicare subito il make-up. Disponibile in Corea per 14.000 Won (Eur 11,50 circa).

SKINFOOD | Aloe Watery Sun No Sebum
  1. Innisfree | Daily UV Protection Cream No SEbum | SPF 35 PA+++

Ancora una volta si tratta di un prodotto che utilizza il 100% di filtri minerali, con l’aggiunta di olio di girasole ed estratto di tè verde proveniente dall’isola vulcanica di Jeju. E’ leggermente colorato, quindi non rischia di lasciare la pelle completamente bianca (ma la colorazione si adatta a pelli molto chiare). Un prodotto ideale per l’utilizzo quotidiano, disponibile in Corea al costo di 12.000 Won (circa Eur 10,00).

INNISFREE | Daily UV Protection Cream No Sebum
  1. Utilizzo un solo prodotto che include filtri chimici (유기자차 – yugijacha in coreano): Tonymoly My Sunny Watery Sun Essence (SPF50+ PA+++). Mi è stato suggerito da un’amica coreana, che trova irresistibile la sua consistenza liquida e di facilissimo assorbimento (nonché il gradevolissimo profumo di bouquet fiorito che emana!) e devo dire che ne sono veramente soddisfatta anch’io. La sua consistenza acquosa deriva dagli ingredienti organici (homosalate in questo caso). Costa 13.800 won in Corea (Eur 11,00 circa).
TONYMOLY | My Sunny Watery Sun Essence

In conclusione…

  • Acquistate protezioni solari con una buona copertura dai raggi UVA e UVB, poiché sono entrambi pericolosi per la salute;
  • Effettuate un patch test su una piccola porzione di pelle prima di applicarli sul viso, per verificare l’eventuale comparsa di reazioni cutanee (anche se gli ingredienti chimici sono considerati quelli più comedogenici, non significa che quelli fisici non possano provocare reazioni allergiche!);
  • Una volta che identificate il prodotto giusto, applicate generosamente su tutte le aree esposte al sole –e ricordate di riapplicare il prodotto almeno ogni 2 ore!;
  • E per finire: godetevi il sole!

Date un’occhiata al mio video su Youtube!

Se vi è piaciuto questo post, non dimenticate di lasciare un commento! Utilizzate regolarmente una crema solare? Avete preferenze tra ingredienti chimici e fisici?

Vi invio il mio affetto su un raggio di sole e vi do appuntamento al prossimo post ^^

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